La mezza fermata

J.Licart dice, nel suo utilissimo libro “Introduzione al dressage”: “...la mezza-fermata deve essere fatta con azione di redini dal basso verso l'alto; è un'azione viva ed energica della mano che non deve rompere l'impulso, non deve provocare arresto né rallentamento, né alterazione delle andature. Attraverso la mezza-fermata il cavaliere lotta contro la resistenza del peso inerte e difficile da spostare procurando il trasferimento dei pesi necessari alla rimessa in equilibrio.

E ancora, in “L'equitazione ragionata”: “...provocando un reflusso del peso indietro, le mezzefermate costituiscono il procedimento più proprio per combattere le resistenze di peso che il cavallo oppone, per obbligarlo a sostenersi di più, a sostenersi da solo.

La Mezza Fermata

La mezza-fermata, dunque, è una ripresa di equilibrio. Non una inibizione del movimento o dell'impulso, bensì un raccogliere forze che stanno fuggendo, sprecandosi in azioni inutili, per poi poterle impiegare in maniera produttiva ed efficace.
La mezza fermata rende il cavallo leggero e pronto ad interagire con il suo cavaliere, trasforma il suo peso da zavorra a carburante, dona qualità e facilità ai movimenti.
L'equilibrio è la chiave di volta del movimento e, quindi, dell'equitazione. Gestendo l'equilibrio, noi gestiamo il cavallo.

Per poter montare bene, affinchè il binomio cavallo-cavaliere possa essere un'esperienza positiva per entrambi, l'equilibrio mentale è altrettanto importante di quello fisico.
A che vale curare la forma atletica del nostro cavallo se non abbiamo cura anche del suo spirito e del suo benessere psicologico? Che risultati potremo mai ottenere da un animale stressato, spaventato o privo di punti di riferimento?
L'equilibrio, quello con la “E” maiuscola, non si ottiene solo spostando i pesi.

Così pure il cavaliere, e sovente, deve agire su sé stesso con potenti mezze fermate, se intende essere un cavaliere di qualità.
La rabbia per un esercizio mal eseguito, lo sconforto, la paura ed ogni forma di isteria o nervosismo, sono pericolose quanto nocive perdite di equilibrio della mente che fanno male all'uomo, al cavallo e all'equitazione.

Mezza fermata!

Se vogliamo migliorare il nostro cavallo, così come tutto ciò che ci circonda, dobbiamo innanzitutto lavorare per migliorare noi stessi.

Ogni sport, e l'equitazione in grandissima misura, è anche una scuola di vita.
Ciò che realmente dobbiamo imparare, per poter raggiungere i nostri obiettivi, è il saper impegnarsi con tenacia, con sensibilità, senza farci deviare e dirottare dagli squilibri dovuti alla frustrazione di fronte alle difficoltà che, inevitabilmente, insorgono, senza trasformare il nostro cavallo in uno squallido strumento attraverso il quale cerchiamo di primeggiare sugli altri.

Se la nostra mente rimarrà in equilibrio, gestire il nostro corpo sarà infinitamente più semplice ed allora ci renderemo conto di come tutte le tecniche, apprese da libri ed istruttori, possono diventare straordinariamente vive e non rimanere soltanto sterili nozioni.


I Pony - la mezza fermata

Troppo spesso l'equitazione diventa una frenetica corsa verso la “patente” più alta , verso la gara più “grossa” o l'acquisto del cavallo più bello. Totalmente sbilanciati verso qeste mète, rischiamo di dimenticare lo scopo primo dello sport al quale ci stiamo dedicando. La vera vetta, il nostro Everest, è il raggiungimento di una grande qualità.
E' il vivere momenti piacevoli con gli amici in scuderia e con i nostri “avversari” in competizione, con calma, curando i dettagli, ricordando che la gara è, prima di tutto, verso noi stessi e verso i nostri limiti, un momento di crescita e di verifica delle capacità acquisite.
E' imparare a dialogare con i nostri cavalli, consapevoli del fatto che anche l'ultimo dei “ronzini” ha molto da insegnare e non è meno meritevole di rispetto di quanto lo sia il primo dei campioni.
Uno dei regali più grandi che possiamo fare al cavallo destinato allo sport, è di imparare a montarlo bene.

La fretta, la sfrenata ambizione e l'eccessiva competitività sono le peggiori forme di disequilibrio alle quali il nostro meraviglioso sport va soggetto più di frequente.
Spesso, nell'ansia di arrivare in fretta all'obbiettivo della gara o del passaggio di patente, o ancora del divertimento a tutti i costi, lasciamo dietro di noi dei vuoti che, se trascurati, rischiano di diventare incolmabili.
“Mezza fermata” significa anche sapersi fermare a mettere i puntini sulle”i”, tornare indietro di qualche passo per ripartire più solidi e sicuri. Sapersi divertire senza essere superficiali ed imparare con serietà senza diventare noiosi.
Cerchiamo di arrivare “bene” piuttosto che arrivare “primi”. Applichiamoci con sereno impegno per imparare ogni giorno qualcosa di nuovo dai nostri successi e, soprattutto, dalle nostre sconfitte.
Intraprendiamo il nostro percorso con l'impegno e l'equilibrio che contraddistinguono tutte le cose belle e grandi, ricordando che la cosa più fantastica dell'”imparare”, è proprio il fatto che non finisce mai.